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Costanza Del Nero

Avventure di una futura farmacista

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Uno dei primi giochi era quello di riuscire a portare nell’armadio e riporre in ordine ben 10 barattoli di un noto digestivo effervescente, ovviamente portando tutti i barattoli in una sola volta! Cercavo di imitare papà e non capivo perché lui ci riuscisse sempre senza farne cadere nessuno mentre a me, il più delle volte, cadevano tutti rovinosamente per terra.

Mi piaceva curiosare nei cassetti, sugli scaffali e negli armadi, ovviamente avevo il divieto assoluto di toccare né tantomeno potevo aprire le scatolette colorate, ma un giorno ne trovai una verde, tanto bella, che conteneva delle pastiglie dalla forma oblunga che mi stavano impastando la bocca ed erano amare … mi scoprì mamma mentre stavo assaggiando, per la prima e ultima volta in vita mia, le supposte di glicerina.

E poi c’erano le caramelle vere, quelle rotonde dagli innumerevoli gusti. Aprivo una scatola stando ben attenta a non farmi scoprire dai miei genitori sempre in agguato, prendevo due palline e rimettevo la confezione nell’espositore. Mi scuso ora con i clienti che hanno trovato non completa la loro scatoletta di caramelle.

In estate aggiungevo all’acqua delle pistole o dei gavettoni o il blu di metilene oppure il mercurocromo quindi mi scuso con le mamme dei miei amici ai quali ho tinto irreparabilmente i vestiti.

Ero abituata a vedere i dottori del paese nel retro della farmacia quando venivano a salutare i miei genitori. Uno di loro mi stava particolarmente antipatico perché mi chiamava scimmia. Mi era stato insegnato che ai dottori io dovevo dare del Lei, non pretendevo che me lo dessero a loro volta, visto che avevo 4 o 5 anni, ma neanche che pensassero fossi Cita. Un giorno il suddetto medico vedendomi mi salutò come il solito “ciao scimmia!” … guardandolo negli occhi dal basso verso l’alto e in modo estremamente serio io esclamai “ciao scimmione!”, dopo un attimo di stupore lui scoppiò a ridere!

Nel 1980 arrivò in farmacia una collaboratrice, la Signorina Franca Maspes, con la quale ho imparato a spuntare la merce dei pacchi che arrivavano e che mi ha insegnato ad usare la prezzatrice … e anche come di prepara una torta molto buona tipica della nostra zona: la meascia.

In quel periodo la farmacia di turno era indicata su un cartello di plastica e mio papà sostituiva il nome del paese ogni settimana cambiando una piccola striscia di carta. Quel piccolo foglietto era sul tavolo pronto per essere esposto, lo lessi: Longone. Pensai che papà si fosse sbagliato, proprio quella mattina a scuola avevo imparato l’uso dell’apostrofo, quindi pensai bene di correggere l’imperdonabile errore grammaticale: l’ongone!

Nel periodo di carnevale, credo circa il 1982 o il 1983, ero riuscita a mettere un ragno di plastica enorme nella cassa della farmacia e mi ero nascosta vicino all’interruttore della luce della farmacia. Proprio mentre papà stava dando il resto al cliente sentendo il mio ragnetto e si spaventò saltando indietro per la paura, io spensi la luce e feci spaventare sia lui che il cliente … non so bene cosa si dissero i due perché io mi ero già rifugiata al piano di sopra in camera mia.

Sempre nel periodo delle elementari, per circa due anni ho avuto due scoiattoli che una domenica con la farmacia aperta decisero che erano stanchi di stare nella gabbia e fuggirono in quello che allora era il magazzino con innumerevoli scaffali, era dove ora ci sono le cassettiere. Tutte le pareti della stanza erano ricoperte di scatole grandi e piccole che davano ottimi nascondigli ai velocissimi scoiattoli. Provammo ad attirarli con il cibo ma non abboccarono, provammo a catturarli con le cassette di plastica per il trasporto delle medicine e provammo anche a lasciare in mezzo alla stanza la loro gabbia aperta ma di Twinki e Sissy neanche l’ombra e nessun suono. Mia mamma riuscì a prendere il primo con un guanto da forno rosso (i piccoletti mordevano come squali) e dopo un’ora di caccia riuscì a rimettere nella sua gabbietta anche la seconda.

Un giorno la mia maestra ci diede un problema di geometria che non riuscivo a svolgere così scesi in farmacia a chiedere aiuto ai miei genitori. All’inizio mi aiutò papà, stava ragionando sull’esercizio quando lesse il problema anche mamma e propose la sua soluzione con la quale papà non era assolutamente d’accordo. Iniziarono discutere. Entrò una signora in negozio quindi suonò il campanello, ma i due continuarono animatamente la disputa geometrica. Dissi allora alla cliente di scusare ma che i miei genitori stavano risolvendo il mio problema scolatico. Non mi ricordo più chi servì la paziente signora, ricordo solo che presentai la mattina dopo alla maestra due soluzioni al problema perché i miei non si erano accordati.

A Natale ci capitava sempre di avere il turno, quindi si doveva tenere la farmacia aperta durante la giornata e i miei genitori dovevano essere disponibili per rispondere alle chiamate anche la notte della vigilia. Per paura che Gesù Bambino non mi portasse i doni io, come al solito, andai a dormire presto. Improvvisamente fui svegliata da un sonoro tonfo proprio fuori dalla porta della mia cameretta, saranno gli angioletti che vengono a vedere se dormo, pensai, e mi tirai le coperte sulla testa. Alla mattina mamma mi raccontò che il rumore che avevo sentito non erano gli angioletti ma papà che era scivolato su un cioccolatino che componeva la “stradina di dolcetti” che dalla mia camera portava in salotto dove si trovavano i doni. Mi disse anche che durante una chiamata notturna avevano visto il carro di Gesù Bambino posteggiato davanti al municipio, con tanto di renne e angioletti! Ovviamente tutta la compagnia, intenta a portare i doni a tutti i bambini, aveva fatto segno a mio papà e al cliente notturno di non dire nulla e di fare silenzio e poi erano decollati verso Bellagio lasciando una scia luminosa nel cielo alle loro spalle. Ho sempre trovato molto più affidabile Gesù Bambino che Babbo Natale, che una volta si era scordato di me. Alla vigilia di Natale di prima elementare alcuni miei compagni di Pagnano e di Gemù mi chiamarono per dirmi che, tramite Babbo Natale, la nostra maestra ci aveva regalato un flauto, mi dissero anche che il carro stava scendendo lungo il paese e che dovevo stare pronta. Mi misi il cappotto perché volevo essere pronta ad uscire e mi piazzai alla finestra. Vidi Babbo Natale ma passò senza entrare in farmacia. Dopo un po’ chiamai i miei amici di Scarenna che mi dissero che il flauto della maestra portato da Babbo Natale era arrivato loro. Tragedia!! “Ecco, non sono stata abbastanza brava a scuola!” pensai scoppiando in lacrime. La mamma mi disse di stare tranquilla e di mettermi alla finestra ad aspettare. Molti clienti, vedendomi con gli occhi lucidi mi chiedevano che mi fosse successo e tra le lacrime glielo spiegavo. Poi papà chiuse la farmacia mentre io rimanevo irremovibile alla finestra a vedere se Babbo Natale era uno sbadato oppure non ero stata abbastanza brava a scuola. Finalmente arrivò, posteggiò il suo carro ormai vuoto proprio sotto la finestra che mia mamma aprì subito. Mi diede il flauto scusandosi del ritardo e spiegandomi che non mi trovava perché sul pacco c’era scritto “via matteotti 45” e non farmacia! Purtroppo non c’erano ancora i navigatori satellitari! Per fortuna Babbo Natale imparò e l’anno successivo mi fece avere il bastone da hockey, sempre regalo della Signora Licini, per tempo … comunque io continuo a preferire Gesù Bambino a Babbo Natale!

Più o meno nel periodo delle mie scuole medie arrivarono sia il computer in farmacia che sulla mia scrivania. Il mio computer avevo imparato ad usarlo abbastanza bene e avevo osservato che molte funzioni non erano diverse da quelle del pc del negozio. Quindi pensai di copiare il programma gestionale della farmacia su un floppy disk per poi trasferirlo sul mio computer e giocare “alla farmacia” con i miei amici. Il problema era però che in negozio c’erano sempre i miei genitori, ma l’occasione mi di si presentò per un Milan – Verona serale che mio papà andò a vedere. Chiesi il permesso a mamma, si raccomandò di non fare disastri e mi lasciò fare. Non so bene come sbagliai, ma appena spinsi il tasto enter telefonò il nostro fornitore chiedendo spiegazioni su pacman che gli stavo inviando! Il tecnico arrivò la mattina dopo in farmacia e non so come mamma riuscì a fare il miracolo di spedire l’ordine quotidiano delle medicine. Papà arrivò a casa tutto contento per la vittoria rossonera, ma per precauzione io mi feci già trovare addormentata.

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